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  • Laura

Emma Sempreverde Cap.7-8-9





Settimo Capitolo

Il venerdì pomeriggio al Parco Verde c'era un po' di movimento. Essendo un altro giorno di sole - deboluccio, ma presente - pareva che tutta la scuola si fosse riversata nel parchetto per approfittare della tregua dal gelo dei giorni precedenti. Emma e Muschio erano corsi per primi al parchetto e si erano messi con Peetee al cancello d'ingresso, ognuno con tanto di badge identificativo, dove si leggeva “Guardiano del Parco Verde”. Distribuivano inviti scritti a mano su carta colorata con la dicitura, “Siete tutti invitati alla festa di Parco Verde domenica alle ore 14. Venite numerosi e giocosi!” e possibilmente venite anche con qualcosa da bere e mangiare, aggiunse sottovoce Muschio ad ognuno.

Con l'aiuto del loro due papà i nostri due guardiani avevano preparato tutto il necessario per ripulire il parchetto. Purtroppo, il papà di Muschio non era molto convinto dall'idea della festa. “Io devo togliere la spazzatura davanti al portone del nostro condominio tutti, ma dico tutti i giorni! Invece di pulire il parco vedrete che gli invitati lo sporcheranno di più, grazie proprio alla festa,” borbottava come una pentola di fagioli mentre finivano il lavoro. “Invece no papà,” sostenne Muschio con determinazione, “non sono d'accordo. Il Parco Verde sta per diventare verdissimo. Vedrai!”

La domenica era una giornata da guanti e sciarpe. Ma era anche il giorno della festa! La sera prima, insieme alla mamma di Muschio, avevano preparato catene di carta colorata che ora decoravano il cancello d'ingresso. A completare l'aspetto festoso del parchetto avevano appeso allegre stelle filanti sugli alberi, e su una panchina avevano sistemato dei succhi di frutta e una montagna di biscotti appena sfornati. All'arrivo di ciascun bambino veniva messo sulla giacca un adesivo a forma di foglia con su scritto “Anch'io sono un Guardiano del Parco Verde” e poi dato un biscotto ed un succo di frutta.

Una volta arrivati tutti – ed erano TANTI! - a seconda del nome delle strade dove abitavano, i bambini venivano divisi in piccole squadre. Per le strade dei fiori c'erano Margherite, Azalee, Genziane, Ciclamini, Astri, Orchidee, Mimose e Anemoni. La nonna era particolarmente entusiasta dei nomi dei fiori! Per le strade degli uccelli invece c'erano Passero, Allodola, Capinera, Rondine, Cardellino e Usignolo. Peetee aveva una sua squadra speciale, naturalmente del Pettirosso, con alcuni dei suoi amici che erano venuti per l'occasione. Semino e la mamma si erano messi insieme a loro per simpatia.

Poi era semplice. A ciascuna squadra era stato consegnato un sacchetto di carta contenente tanti guanti ed una mappa. Era una mappa del parco dov'erano segnati tutti i cestini - ma anche alcuni scatoloni portati per l'occasione, dato che i cestini non sarebbero bastati per tutte quelle squadre! Ciascuno aveva il nome e simbolo della squadra e lì dentro dovevano mettere tutta la spazzatura che trovavano nel minor tempo possibile. C'erano anche dei percorsi precisi segnati sulla mappa ed una serie di frecce in giro per il parchetto che davano delle indicazioni. La squadra che avrebbe riempito il proprio cestino per prima avrebbe vinto una deliziosa torta-nuvola!

“Pronti, partenza, via....!!!” Muschio ed il suo fischietto hanno poi annunciato l'inizio del gioco – insieme ad un aiuto corale offerto da Peetee and friends. Da quel momento il parco era un via-vai di bambini che ridevano e correvano a perdifiato. La nonna si è dovuta sedere per non diventare un ostacolo nel bel mezzo di qualche percorso. Sembrava una gigantesca caccia al tesoro – anche se il tesoro era alquanto insolito!

Nel giro di nemmeno un quarto d'ora il parchetto aveva cambiato faccia. Tutti si sono guardati intorno con soddisfazione – il papà di Muschio con stupore ed un sorriso che andava da orecchio a orecchio. Ora si vedevano solamente gli alberi, le piante, i fili d'erba, cestini e scatoloni colmi di spazzatura di ogni genere, e poi, tantissimi sorrisi. Non era facile capire quale fosse la squadra vincente, ma dopo una breve consultazione con il papà e Peetee, alla squadra del Passero è stata aggiudicata la vittoria, degli applausi entusiasti di tutti e poi, la torta! Il resto del pomeriggio era dedicato a nascondino, pallone, il salto della corda, altri biscotti e tanta allegria.

Quando l'ultimo bambino aveva ringraziato e salutato, Emma, Muschio e borsa-Belinda erano tornati al quartier generale sotto i rami di Tappo per riprendere il fiato. Peetee era rimasto nei dintorni nella speranza di raccattare ancora qualche briciola. “Mi spieghi di nuovo Emma come ha fatto Tappo a suggerirti l'idea della festa?” disse Muschio pescando dentro una scatola di latta piena di tutte le cose-buone-ma-non-mangiate rimaste dopo la festa. “Te l'ho detto Muschio, è davvero semplice, anzi, direi naturale!” rispose Emma osservando le nuvole che correvano chissà dove.

“Noi, da quando frequentiamo Tappo, abbiamo iniziato a capire che gli alberi sono dei nostri grandi amici. Abbiamo stretto amicizia con Tappo. Ci frequentiamo e ci aiutiamo se uno di noi ha bisogno. Per esempio lui ci offre un posto tranquillo dove fare merenda tutti insieme, e noi buttiamo via la spazzatura per lui e gli facciamo sempre visita. Collaboriamo e lo vogliamo fare, anche perchè ci vogliamo bene, come in una famiglia.” Qui Emma, fece una piccola pausa e si mise ad abbracciare Tappo. “Anche gli alberi fanno così, anche loro sono un po' come una grande famiglia. Grazie a Tappo, ed i suoi amici-alberi, ho pensato che magari anche agli altri bambini sarebbe piaciuto stringere amicizia col Parco Verde. Grazie alla festa, ora è nata questa nuova amicizia. Si è creata una nuova famiglia fatta di alberi e bambini qui al Parco Verde. Da oggi in poi non ci sarà più bisogno di pulire il parchetto.”

“Ho capito Emma,” esclamò Muschio con la faccia come una grossa lampadina che si era appena accesa. “Per noi era naturale voler aiutare Tappo, così ora agli altri bambini del quartiere verrà naturale tenere il Parco Verde veramente verde e veramente BELLO!”

All'improvviso Emma fece un fischio di felicità! Era sicura che ora gli altri bambini e le loro famiglie avrebbero visto il Parco Verde con occhi diversi, occhi verdi magari! Qualcosa stava cambiando nel quartiere dei fiori e degli uccelli. Questa piccola comunità in questa grande città iniziava a colorarsi di verde. Era qualcosa di bello.



Ottavo capitolo

L'inverno aveva incoraggiato gli uccelli a spiccare il volo per luoghi lontani dove soffiavano brezze gentili. L'inverno si era annunciato con fischi e colpi di vento freddo, portando via le foglie, spogliando gli alberi. Ma poi, in compenso, l'inverno aveva anche invitato un ospite speciale a fare visita alla città, la neve.

Aprendo gli occhi e sbadigliando con tutta la faccia Emma sentiva nell'aria qualcosa di diverso. Infatti, la finestra sembrava la cornice di una scena fiabesca dipinta durante la notte. I soliti tetti assomigliavano a un paesaggio collinare ricoperto da uno strato perfetto di neve, come la glassa bianca su una torta di compleanno. Fiocchi belli, cicciotti continuavano a scendere pigramente dal cielo come zucchero a velo mentre la famiglia faceva la prima colazione.

Emma non ci stava nella pelle! Domani sarebbe stato l'ultimo giorno di scuola prima delle vacanze. Dunque, ancora un paio di giorni a scuola con la neve e poi tanti giorni a casa, sempre con la neve!! Una favola! Non vedeva l'ora di sentire la neve sotto i piedi e che si scioglieva sulla lingua. Insomma, si sa, la neve è divertimento puro!

Oggi era decisamente il giorno adatto al cappellino di lana che copriva bene le orecchie, il suo preferito. Indossato quello, si sentiva invincibile! Anche le maestre erano corse fuori entusiaste nel cortile della scuola durante l'intervallo. Nel giro di pochi minuti il manto indisturbato era diventato un complicato disegno di orme e angeli di neve fatti da alcuni bambini che sembravano uccellini sdraiati per terra. Palle di neve volavano in ogni direzione. Risate e fischi arrivavano da ogni angolo.

Di nuovo in classe, l'allegria aveva contagiato tutta la classe e Emma si mise subito a disegnare e scrivere le sue prime impressioni su questa giornata color bianco. Ma sentiva dentro di sè un pensiero che non le dava pace. Tappo e Peetee, con tutta questa neve stavano bene lì al Parco Verde?

Tornati a casa più tardi con guance rosse come il petto di Peetee, Muschio e Emma vedevano il papà di Muschio che lavorava nel giardinetto davanti a casa per creare un passaggio sicuro nella neve per quelli che dovevano entrare senza scivolare. Si vedeva che era un po' affaticato ed i bambini si sono subito offerti di dargli una mano e di portargli una cioccolata calda.

Ma quel giorno lui non era di buon umore...“Mamma mia! Questa noiosa neve è dappertutto. Insomma, già tutti i giorni devo togliere le foglie cadute, togliere la spazzatura, togliere le erbacce dalle piante. Ora, anche la neve mi si mette contro. Qui io non finisco mai di mettere in ordine. Ragazzi, ve lo devo dire, la natura che amate tanto, per me è solo lavoro in più! Si pulisce, si spazza. Che siano le scale o il giardinetto, non c'è differenza. Non ho ancora bene capito che cosa ci vedete di così bello. Se davanti a casa ci fosse stato solo del cemento sarei stato più felice! Tanto, o verde o grigio, che differenza fa? Sono solo colori!”

“Papà, che dici? Non è certo colpa degli alberi se sei tanto stanco. E poi, la neve è un regalo per tutti!” esclamò Muschio, con le labbra che tremavano. Emma vide che il suo amichetto era in difficoltà e proseguì per lui, “Quel che vuole dire Muschio è che agli alberi noi ci teniamo tanto perché sono essere viventi che crescono e cambiano. Un po' come mio fratellino, Semino. Essere amici della natura è un onore per noi. Con la natura condividiamo gli stessi spazi e ci si aiuta a vicenda, come facciamo con i nostri vicini di casa o con la nostra famiglia. Poi, grazie agli alberi, qui davanti a casa abbiamo fiori in primavera e i rami ricoperti di foglie che ci fanno ombra quando fa caldo d'estate. Possiamo anche imparare bellissime cose dalle piante...”

“Dalle piante ho imparato che meno di loro ci sono, meglio sto. Io vedo solo che chi deve trafficare sono sempre io. Voi avete passato anche una domenica a pulire il parco per loro. Bravi. Davvero. Ma poi, le piante non possono stringervi la mano e dirvi grazie. Ma, sarà come dite voi... in ogni caso, una cioccolata calda sarebbe graditissima, eh, magari con una nuvoletta di panna?” rispose il papà di Muschio, dando un buffetto sulle guanciotte rosse di ciascuno.

Emma rimase perplessa. Ovviamente il papà di Muschio si era svegliato con la luna storta quella mattina. Come si poteva pensare che la natura era “pigra” o “ingrata”. Emma si sentiva anche molto preoccupata per Tappo e Peetee in mezzo alla neve. Oramai era buio fuori, dunque un giretto al parco non si poteva più fare. Insomma, aveva la testa piena di pensieri...

Dopo una cioccolata bella densa Muschio, 'Il Magnifico Mangione', aveva di nuovo un sorriso sulle labbra – contornate da cioccolata e briciole! Emma stava pensando ad alta voce. “Muschio, noi abbiamo imparato da Tappo quanto sia importante convincere senza costringere. Il tuo papà capirà. Dentro tutti noi c'è un 'pulsante verde', ne sono sicura. Basta trovarlo,” affermò Emma cercando di rincuorare il suo piccolo amico. “Hai ragione Emma,” ammise Muschio pulendosi su un fazzoletto preso da Borsa-Belinda, “magari lo possiamo anche aiutare a curare il giardinetto di casa?” “Hai avuto una bell'idea!” rispose Emma. “Perchè noi guardiani dobbiamo occuparci della natura che si trova non solo al Parco Verde ma anche nel cortile di scuola oppure davanti allo zerbino di casa nostra. Le piante ci accompagnano ovunque, ma a volte non le vediamo nemmeno. Dobbiamo solo aprire gli occhi ancora di più!” disse Emma con occhi sognanti. Il miscuglio della neve fredda e la cioccolata calda le aveva fatto cadere una goccia di sonno...

“Emma...Emma! Questa volta sono venuta a trovarti io! Devi stare tranquilla, va tutto bene.” Emma si illuminò a sentire la voce pacifica del suo amico-albero, il tenero Tappo. Si trovò comodamente seduta sul ramo più in alto del suo amico insieme a Peettee e vedeva tutto il quartiere dall'alto, ricoperto dalla soffice neve nuova. Tappo riprese a parlare, “anche noi siamo felici di dare il benvenuto alla neve. Per noi è come una morbida coperta che protegge le nostre radici dal gelo. Poi, ci dà da bere, pian pianino come una pioggia lieve. In questo modo, la terra diventa più soffice e accogliente per le piante.” Emma intravedeva nuovamente tutti i fili luminosi sotto la neve e sotto terra che si toccavano e passavano di albero in albero. I loro riflessi venivano rispecchiati da sotto la superficie della neve così fra fiocchi e fili la neve aveva un bagliore carico di tutti i colori immaginabili. Dal ramo di un albero vicino la nonna appendeva un sacchettino a rete di semi di girasole, e ora Peetee cantava allegramente mentre si faceva una ricca merenda... Insomma, andava tutto BENE. Emma fece un grande sospiro di sollievo.

Improvvisamente, la neve sparì e le sembrava di vedere solo verde ad ogni angolo, in ogni crepaccio sui muri, i balconi parevano piccole foreste da dove scendevano cascate di piante aromatiche. Era un verde inteso, smeraldo e, nonostante il freddo, Emma provò un piacevole calore dalla punta dei piedi fino alle orecchie. Si sentiva forte e piena di energie. Vedeva molto più verde che grigio, sentiva molto di più il canto degli uccelli che i rumori cittadini e respirava un'aria freschissima e non appesantita dalle macchine.

“Emma. Emma!” era Muschio che la chiamava. “Eri 'in viaggio' di nuovo eh?” chiese divertito ad Emma. Emma si stiracchiò e realizzò di avere viaggiato con la testa di nuovo, giusto un pochino. “Era un vero viaggio verde Muschio! Ho fatto una tappa da Tappo. Infatti, mi ha spiegato che la neve è un regalo anche per la natura e mi ha dimostrato che il verde ci circonda, sempre. Dobbiamo arruolare altri guardiani non solo per Parco Verde, ma per tutto il quartiere. Prepariamo un avviso da dare domani ai compagni di scuola.” “Agli ordini!” disse Muschio con un saluto. Ma prima mi devo lavare le mani... poi parliamo di come organizzarci,” e corse in bagno con le mani visibilmente 'cioccolatose'.

Borsa-Belinda aveva tutto il necessario per fare dei bellissimi avvisi allegri. Per renderli ancora più speciali hanno passato quel che rimaneva del pomeriggio a disegnare un fiocco di neve su ciascun avviso, così ognuno era un po' speciale ed unico. Miracolosamente, qualche altro biscotto apparse vicino a loro mentre lavoravano. Semino si appisolò sulle ginocchia della nonna. La mamma si mise a canticchiare mentre sfogliava un libro.

Emma sentiva che le veniva una forza dentro vedendo un semplice filo d'erba in mezzo al marciapiede, o anche solamente quando le arrivavano “pensieri verdi.” Si sentiva circondata da amici che crescevano, respiravano e vivevano con lei. Era come se vedesse il loro parco dappertutto, un parco bellissimo. Un parco di tutti.



Nono capitolo

Quella sera Muschio rimase a casa di Emma a lavorare sul progetto per il giorno dopo, e dunque – per sua grandissima gioia - rimase anche a cena. Rovistando dentro Borsa-Belinda, avevano trovato alcune matite ad acquarello, ognuna di una sfumatura diversa di verde. Così nacque un laboratorio notturno di pittura di tantissimi foglietti di carta con l'invito di presentarsi al Parco Verde il giorno dopo.

Si fece poi così tardi che Muschio non ebbe la forza – e nemmeno la voglia - di scendere giù per le solite scale del “Gioco dell'Oca” fino a casa sua. Così, la mamma di Emma avvisò la mamma di Muschio che poteva anche rimanere a dormire. Dato che il giorno dopo era l'ultimo giorno di scuola prima delle vacanze, la mamma di Muschio acconsentì senza battere ciglio e portò su un vassoio di focaccine fresche – nel caso in cui dovesse venire ancora fame a “qualcuno” a causa del gran lavoro!

Muschio si sistemò su un materassino per terra in camera di Emma con un saccoapelo così grande che sembrava un bruco gigante avvolto nella sua crisalide in attesa di diventare una farfalla, ma grandezza aquilone! Una volta finito il lavoro, i due amici si misero a chiacchierare a luci spente.

Sfruttando la luna come lampada notturna Emma si mise a fare delle ombre cinesi con le mani dietro le lenzuola per cercare di far capire a Muschio come gli alberi si mettevano in contatto sottoterra, come Tappo le aveva mostrato. Il movimento delle mani ricreava immagini di lunghissime radici-amiche, dei rami di Tappo, delle ali di Peetee e infine delle gambe dei bambini che correvano al parco. Muschio, divertito come non mai, fece fatica ad addormentarsi ma poi il sonno vinse ed entrambi i bambini sognarono foglie che volavano nel vento come coriandoli a Carnevale ed alberi che cantavano in coro.

La sveglia suonò più presto del solito per i nostri due guardiani perché volevano prendere posizione davanti al cancello della scuola prima dell'arrivo dei compagni per distribuire i loro foglietti. Il messaggio scritto su di essi era assai semplice: “OGGI AL PARCO VERDE DOPO SCUOLA - riunione straordinaria dei guardiani del parchetto. Non mancate!” Man mano che arrivarono i compagni i foglietti iniziarono a girare fra i bambini ed i genitori. C'era un dolce brusio di commenti, domande e sorrisi e qualche pollice in su. Messaggio ricevuto! Una maestra passando chiese con gentilezza di poter avere un foglietto anche lei...

Al suono della campanella a fine giornata Muschio ed Emma erano anche i primi ad uscire. Ad aspettarli c'erano entrambe le loro mamme, la nonna – con un paniere stracolmo di biscottini al cacao ancora caldi - e Semino. La neve ancora ovunque significava che in ogni caso la maggior parte dei compagni aveva già programmato una tappa al parchetto dopo la scuola, chi per una battaglia di neve, chi per abbellire ulteriormente il popolo di pupazzi di neve che oramai si era creato in giro per il parchetto. Dunque nel giro di un quarto d'ora sembrava che l'intera scuola si fosse riversata nel parchetto, insieme ai fratellini, genitori, nonni ed anche... le maestre!!

I bambini si misero in fila indiana a prendersi un biscotto ciascuno e con le bocche piene di bocconi buoni scese il silenzio. Il gruppo appariva gioiosamente multi-colore contro la neve, come tanti zuccherini sulla panna.

Emma approfittò dell'improvvisa quiete per spiegare... ”cari guardiani e cari amici di Parco Verde. Io e il mio amico Muschio vogliamo farvi un invito verde per le vacanze invernali. Ci siamo tutti divertiti a fare la festa qui pochi giorni fa, ed ora il nostro parchetto è un posto veramente bello, grazie a voi,” si sentì qualcuno battere le mani. “Ma il verde nel nostro quartiere non si trova solamente qui, il verde di Parco Verde e dappertutto! Nelle piazzette, sugli angoli delle strade. Cresce sui muri, si nasconde negli spartitraffico, davanti alle vostre case ed i negozi, lungo i marciapiedi...” E così Emma e Muschio, a turno, spiegarono la loro idea di fare diventare tutti quanti guardiani del verde del quartiere. Ogni squadra, ognuno portando sempre il nome della propria strada – pettirosso, margherita e così via – avrebbe lavorato insieme per creare una mappa verde segnando gli alberi e le piante che erano i loro “vicini di casa”. ...”Così scoprirete nuovi amici che vivono sotto casa vostra, per esempio un albero che potrete vedere cambiare con ogni stagione e che forse ospita uccelli ed animali che potrete conoscere,” aggiunse Muschio, un po' emozionato.

All'improvviso si sentì una voce allegra rompere il silenzio con un “bravi, bravissimi!” Era la maestra Vera, una delle maestre di Emma che, insieme ad altre maestre della scuola, batteva le mani con entusiasmo. “Quest'idea è meravigliosa. Siamo entusiaste, davvero,” esclamò “Poi se vi fa piacere, vi invitiamo a portarci le vostre mappe verdi a scuola dopo le vacanze. Così organizziamo insieme una mostra per tutti nel quartiere. Da ora in poi ogni venerdì a scuola sarà un “venerdì verde”, proprio come avete fatto oggi, così anche a scuola cercheremo di imparare insieme sempre di più sul verde che abbiamo intorno a noi ma che spesso non vediamo nemmeno. “

Una raffica di vento freddo arrivò d'improvviso, e per un attimo ad Emma pareva che anche Tappo ed i suoi amici stessero “battendo i rami” per fare loro un piccolo applauso. Emma e Muschio batterono un sonoro “cinque” e così tutti iniziarono a fare altrettanto. Fischi ed applausi davano la conferma che i guardiani di Parco Verde erano parecchi.

I bambini si sono subito divisi in piccoli gruppi a seconda della strada in cui abitavano. Vicino ad una panchina si vedeva il raduno dei Passeri, vicino al cancello il ritrovo delle Orchidee e vicino ad una famiglia di pupazzi di neve Peetee dava man forte ai Pettirossi. Ben presto si capiva che ogni gruppo si era già organizzato per fare la propria mappa partendo da tante piccole mappe che ogni bambino avrebbe fatto di quello che c'era sotto casa sua. “Ricordatevi che ogni tipo di verde è importante, dal ciuffo di muschio al filo d'erba, dal fiorellino al cespuglio. Sono tutti i nostri amici, i nostri vicini di casa e hanno tutti dei nomi. Abbiamo un quartiere verdissimo! Tutto il quartiere è in verità il nostro Parco Verde!” disse Emma con forza.

L'entusiasmo si sentiva frizzante nell'aria e si leggeva nelle facce dei tantissimi nuovi guardiani del Parco Verde. I grandi si sono offerti di ospitare i piccoli gruppi di pomeriggio nelle proprie case per disegnare mappe, creare badge per ciascun gruppo e offrire merende gustose a questo nuovo “popolo del verde.” Le maestre seguirono i discorsi con attenzione, fiere e felici di vedere come le idee su come e cosa fare venivano veloci e volenterose da ognuno dei presenti. Emma capiva adesso che il color verde era anche il colore dell'amicizia, dell'allegria e dell'ascolto.

Emma si allontanò un attimo per riprendere fiato e per stare vicino a Tappo, il suo amico - ed anche il loro quartier generale. La grande felicità che provava le dava una sensazione di leggerezza. Si sentiva quasi di poter avere le ali per volare insieme a Peetee, di poter diventare piccola come una coccinella per tuffarsi alla ricerca di colori e cioccolatini dentro Borsa-Belinda, di poter saltellare come uno scoiattolo fino a poter raggiungere i rami di Tappo che cercavano di fare il solletico alle nuvole.

Emma sentì un brivido di freddo e abbracciò Tappo forte forte. Nonostante la neve, Tappo pareva emanare calore ed energia. Emma si sentì riscaldata dalla punta dei piedi in su e immaginava che fosse simile alla sensazione che sentivano gli alberi quando si comunicavano e si aiutavano tramite le loro radici-amiche. “Grazie amico mio,” disse Emma sottovoce. Emma sapeva che ora lei faceva parte di questo regno verde che aveva trovato e che l'aveva accolta, e si sentiva molto fortunata.

“Guarda, amica mia,” rispose Tappo “hai tanti amici quante le mie radici!” Si sentiva il sorriso nella sua voce. Tappo venne improvvisamente contornato da una luce delicata ma calda. Emma vedeva chiaramente le radici che correvano sotto di lei e si estendevano ben oltre il confine del Parco Verde, andavano sotto la recinzione, sotto la strada, sotto le case e raggiungevano ogni cosa verde e viva nel quartiere. Spuntavano fra le crepe nel marciapiede, si arrampicavano per raggiungere i fiori sui balconi, decoravano l'edicola in piazza...

In quel momento sentì una mano nella sua. Era quella di Muschio. Era quella del suo piccolo-grande amico. “Vieni Emma? Non vedi che sono tutti andati a casa? Ho freddo. Andiamo a fare un po' di....” “merenda?” gli chiese Emma ridendo. Emma sperava che tenendo la mano di Muschio un po' del calore che aveva ricevuto da Tappo sarebbe passato anche a lui. Già! Da lei a Muschio. Loro due come gli alberi!

“Chi arriva prima a casa potrà fare il bis, anzi, il tris di biscotti!!” disse Emma. Muschio partì a razzo, pareva un fulmine ed Emma si mise a correre a perdifiato per raggiungerlo. Il grigio della città non lo vedeva più. Sarebbe stato l'inverno più verde che si fosse mai visto.




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