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Un angolo verde da scoprire a Milano: il parco Armenia Films

di Serena Fantini



Sempre in cerca di spazi verdi della città in cui fare una pausa di relax tra un impegno e l’altro, ho recentemente scoperto per caso, tra la Bovisa e Dergano, un piccolo parco milanese che non conoscevo.

L’ingresso si apre su una parete con grandi finestre ricoperta da murales e un varco centrale che riporta la scritta Armenia Films. Una rapida ricerca mi ha rivelato che si tratta della facciata esterna di uno dei primi teatri di posa italiani, aperto nel 1911 e attivo fino alla vigilia degli anni ’30.

Già dall’esterno di questo pezzo di storia, è impossibile non notare che oltre il muro, lo spazio dell’antica cinecittà meneghina è oggi un piccolo polmone verde, silenzioso e accogliente per chi come me ha occasione di passarci di mattina presto.



Entriamoci insieme!


Oggi pioviggina ma questo non è un buon motivo per rinunciare, saranno sufficienti una giacca a vento con cappuccio o un ombrello e un paio di scarpe adatte a un terreno fangoso. L’ideale sarebbe avere ai piedi degli stivali di gomma, anche per ritrovare quella sensazione giocosa provata da bambini di poter entrare nelle pozzanghere.


Quando si mette piede in qualsiasi luogo per la prima volta, il primo senso che si attiva è quello della vista e di conseguenza la curiosità ci spingerà a muoverci in una direzione piuttosto che in un’altra.

Attraverso i sensi la natura stimola anche il nostro sentire e allora ti invito a rispondere a questa domanda: qual è la prima sensazione che ti arriva?

Personalmente in questo spazio mi sento contenuta e protetta, perché il parco rimane chiuso tra le case e in questo momento sono sola, ma ogni risposta è soggettiva e può cambiare a seconda dell’orario, delle condizioni atmosferiche, della stagione e della presenza o meno di altre persone. Insomma, è meglio sempre affidarsi ogni volta all’ascolto di sé senza seguire pregiudizi.


Ciò che attira per primo la mia attenzione entrando, anche se ormai è al termine della fioritura, è un albero di Giuda. È probabile che esso catturi anche il tuo sguardo se capiti da queste parti all’inizio della primavera, perché si riempie di fiori di un rosa intenso che non passano certo inosservati.

Non è necessario essere grandi esperti di botanica per praticare awe walking ma se come me sei una persona curiosa e ti piace approfondire, puoi utilizzare il tuo smartphone per riconoscere le piante che incontri, attraverso una delle diverse applicazioni che trovi in rete dedicate a questo scopo.


Procediamo, i miei passi si fermano davanti a un carpino bianco, grazie all’interessante forma dei suoi frutti, gli acheni, che cominciano a formarsi.

Proseguendo lungo il vialetto, trovo alla mia destra una staccionata di legno che circonda un laghetto coronato da giaggioli acquatici sul finire della fioritura, anche se è ancora possibile vedere qua e là qualche fiore giallo. Proseguendo, incontro alcuni amoli, ancora sprovvisti di frutti (delle piccole prugne che potremo tornare ad assaggiare verso l’estate) ma dei quali oggi possiamo ammirare il colore rosso porpora scuro delle foglie.



In ascolto del canto degli uccellini decido di circumnavigare il laghetto, che scopro essere abitato da alcune tartarughe, simbolo di lentezza ma anche di tenacia.

Rimango affascinata dal portamento di alcuni platani, specialmente di quello centrale, per la bellezza dei suoi rami contorti e ricolmi di foglie verde brillante e dallo sviluppo orizzontale, alcuni dei quali raggiungono l’acqua: un luogo perfetto nel quale fermarsi un momento e dedicarsi a qualche respiro profondo prima di rimettersi in cammino.



Al termine del giro mi ritrovo nuovamente all’ingresso principale e m'incammino lentamente verso il vialetto di sinistra che costeggia dei giochi per i bambini. Noto un “drago verde”, la tipica fontanella milanese, che sembra essere appena stato riverniciato, ma poi vengo distratta da una bella chioma bianca che mi appare in lontananza, proprio davanti alla cancellata che divide il parco dal giardino dei condomini antistanti. Se dev’essere la curiosità e la bellezza a guidarci, è il momento di abbandonare il vialetto principale e di attraversare il folto prato per andare a sbirciare da vicino. Riducendo la distanza è possibile sentire nell’aria un profumo buonissimo: è il Ligustro della Cina, una pianta ornamentale con dei piccoli fiori bianchi riuniti in pannocchie.


La mia tappa successiva sono due tigli selvatici che da lontano sembrano avere le foglie di due colori ma avvicinandomi scopro che il verde più chiaro è dato dai fiori ancora chiusi, mazzetti penduli che comprendono una foglia stretta e allungata.



Proseguendo mi lascio guidare dal colore dei fiori, alcuni più profumati e altri meno ma comunque bellissimi e mi avvicino a un pergolato ricoperto di glicine, ormai privo di fiori ma che solo qualche settimana fa era nel pieno della fioritura. Questo luogo, dotato di panchine, è proprio un angolino magico nel quale potersi sedere in primavera e godere di un momento di pace, magari chiudendo gli occhi e rimanendo in ascolto di suoni e profumi.

Oggi il glicine ha lasciato la scena a un cespuglio di rose selvatiche. Noto che hanno già perso diversi petali che colorano il terreno, con i quali, se non fosse per la pioggia, mi piacerebbe creare un piccolo mandala. Non essendo possibile mi rimetto in marcia, attirata da un noce estremamente affascinante, con le sue grandi foglie e rami che arrivano quasi fino a terra; accanto un nocciolo e una serie di peri, insoliti in città, che già mostrano i loro piccoli frutti: uno stimolo a tornare per vedere e magari assaggiare il frutto maturo!



Il tempo stringe e devo andare a lavorare. Ritorno all’esterno con gli occhi colmi di bellezza e un senso di gratitudine verso la natura ma anche nei confronti di me stessa che ho scelto di dedicarmi questo momento. Mi sento rigenerata, con la mente sgombra di pensieri e pronta per affrontare la giornata che mi aspetta.


E tu riesci a dedicarti pause per incontrare la natura? Raccontaci il tuo luogo verde preferito!


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