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Robinia pseudoacacia, una questione spinosa…

di Antonella Impellizzieri


Foto di Unalberoalgiorno


Sono una pianta ad alto fusto originaria degli Stati Uniti orientali, della zona degli Appalachi e sono stata importata in Europa a partire dal diciassettesimo secolo. Posso raggiungere i 25 metri di altezza.

Qui in Europa mi sono trovata così bene che mi sono naturalizzata fino a diventare la specie esotica più comune nel continente europeo.

In Piemonte, la regione italiana dove mi sono meglio ambientata, quasi un terzo dei boschi è oggi costituito da mie sorelle. In qualche caso anche quasi in purezza.

Foto di Pancrazio Campagna


Faccio parte della famiglia delle Fabacee, le leguminose, e te ne accorgi perché a terra, sotto la mia chioma, trovi dei baccelli pieni di semini (come quelli dei fagioli…). Quei baccelli penduli che da verdi diventano marroni a maturazione, sono proprio i miei frutti.


Foto di Marinella Zepigi - Foto di Vito Buono - Foto di Patrizia Ferrari


In inverno perdo tutte le foglie, mentre in estate regalo un’ombra leggera e piacevole. Soprattutto durante la stagione estiva, quando il pascolo inizia a scarseggiare, gli animali tipo conigli, capre e pecore apprezzano le mie giovani foglioline, tenere e molto proteiche. In passato i conigli, che rappresentavano una delle migliori merci di scambio da inviare ai mercati cittadini, venivano nutriti proprio con esse. Attenzione però che a non farle mangiare da cani e gatti perché ne rimarrebbero irrimediabilmente avvelenati!



Ho una corteccia di colore marrone chiaro molto rugosa. Negli esemplari giovani, questa si stacca facilmente, incidendola con un coltellino appuntito, ricavando lunghe strisce di corteccia umida, assai robusta-flessibile, facilmente piegabile, dal caratteristico odore simile alla liquirizia.

Queste strisce di corteccia sono così resistenti da essere state in passato utilizzate per la produzione di carta e persino di tessuti. Oggi la corteccia viene ancora utilizzata per ricavarne un colorante di colore giallo, che viene talvolta utilizzato per la tintura di lane grezze per piccole produzioni artigianali.

Foto di Ermes Lasagni


Quando mi vedi, devi fare un po' di attenzione, perché alcuni miei rami hanno delle spine. E se ti pungi, sono velenose. Si trovano solo sui rami più giovani e non fertili, cioè quelli privi di fiori, dove le stipole delle foglie si trasformano in robusti pungiglioni che persistono per diversi anni. I rami fertili invece sono senza spine e si ricoprono di foglioline verdi e tondeggianti distribuite alternativamente su un unico picciolo, detto rachide; di giorno le foglioline sono aperte, mentre di notte tendono a chiudersi, sovrapponendosi.


In primavera, proprio tra maggio e giugno, produco grappoli di fiori molto profumati color bianco crema che diventano deliziosi se fritti in pastella. Anche le api sono ghiotte del mio nettare ed il miele che ne producono è chiarissimo e delicato. La sua consistenza liquida e l’alto contenuto di fruttosio, fa sì che tenda a non cristallizzare ed abbia un alto potere dolcificante, tanto che spesso viene preferito allo zucchero nelle tisane e nei succhi. Il miele di acacia, infatti, è il più comune miele uniflorale in commercio.



Il mio nome


Mi chiamo Robinia per via del mio scopritore, Jean Robin, farmacista ed erborista del re Enrico IV. Sarebbe stato proprio lui a portarmi in Europa all’inizio del 1600 dopo aver ricevuto alcuni semi dall’amico inglese John Tradescant, giardiniere inglese che servì il fior fiore della nobiltà inglese e il suo re Carlo I.

Secondo la tradizione, nel 1602 Jean Robin avrebbe piantato a Parigi, lungo la rive gauche della Senna, proprio di fronte a Notre Dame, il primo esemplare di Robinia. E nel 1636 il figlio, Vespasian, ne trapiantò una discendente nell’attuale Jardin des Plantes, un tempo Jardin du Roi, la più vecchia oggi esistente.


Ancora oggi, questo albero matusalemme, l’albero più longevo di Parigi, si trova nella piccola oasi verde di Square René Viviani. Il quattro volte centenario esemplare, imponente coi suoi 20 m d'altezza e ca. 3,5 m di diametro, è però un po’ acciaccato: per permettergli di rimanere ancora in piedi, è stato colato del cemento nelle fessure del tronco e sono stati costruiti 3 pilastri in cemento a sostenerlo.


foto Parigionline.com


Detrattori e difensori


Sono un albero pioniere, con un grande spirito di adattamento, e sin da subito mi sono state riconosciute molteplici virtù: per esempio, la capacità di crescere in terreni poveri e di consolidare scarpate e terreni franosi, quindi spesso sono stata impiegata come miglioratrice di terreni poveri e brughiere sassose; oppure la capacità di vivere lungo gli argini delle strade resistendo ai gas di scarico delle auto.


In ambito rurale, i contadini mi hanno sempre apprezzato, sia per formare siepi di confine difensive grazie alle mie spine, sia per la qualità del legname, idoneo per la costruzione di ruote a raggi dei carri agricoli, ingranaggi, pioli per le scale, bastoni e utensili da cucina.

Anche per la costruzione di masselli e pavimenti, il mio legname ha una notevole qualità: in quanto duro, resistente, ed elastico, è considerato un valido sostituto ai legnami tropicali.


Tuttavia, la robustezza del mio apparato radicale e la velocità di crescita hanno infastidito non pochi esperti che mi hanno considerato una specie invasiva. Devo dire che in effetti, laddove mi insedio, non lascio molto spazio ad altre specie… e di fatto la biodiversità dei boschi si riduce al nulla.

Ho inoltre l’innata capacità di fissare nel suolo l’azoto atmosferico cosicché le piante più rare finiscono per essere estromesse, avversate da altre piante erbacee come le ortiche.

In ambito boschivo quindi mmi considerano un po' prepotente e non sono molto desiderata. C’è chi mi vorrebbe sistematicamente estirpare e chi invece riconosce in me opportunità selvicolturali sicure.


La questione è davvero spinosa: tra detrattori e difensori, i pareri sono "radicalmente" divisi.


foto iStock


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