• Laura

Il Narciso, tra mito e botanica

...quando mi stendo sul mio divano

apatico o di cattivo umore

loro brillano sulla memoria

che è la felicità della solitudine

e così il mio cuore si riempie di piacere

e balla con i narcisi.

- tratto da I Wandered Lonely as a Cloud di William Wordsworth -


Il narciso è un fiore di rara bellezza, che noi amiamo tanto perchè è pieno di significato. In alcune tradizioni significa "nuovo inizio", e sappiamo bene di quanto tutti noi ne abbiamo bisogno. I Romani pensavano fosse il simbolo dell’aldilà, il fiore dei campi Elisi. I Druidi credevano fosse il fiore simbolo della purezza. Al contempo, però, credevano che fosse anche in grado di assorbire i pensieri negativi e malvagi degli esseri umani. Gli Ebrei lo associano alla fertilità della donna. In Cina, invece, è simbolo di fortuna e prosperità e di inizio dell’anno nuovo.

Ma ciò che lo fa conoscere a tutti è la leggenda di Narciso ed Eco, che collega questo fantastico fiore alla vanità.


Questa settimana, per i nostri consueti @smartwok, vi proponiamo la coltivazione di un bulbo di narciso, per augurarci un ottimo nuovo inizio. Trovate tutte le istruzioni sulla nostra pagina Instagram.


Qui invece cogliamo l'occasione per raccontarvi il mito di Eco e Narciso, adattato per i bambini da Alessia de Falco & Matteo Princivalle e che abbiamo trovato su www.portalebambini.it



Il mito di Eco e Narciso

Adattamento a cura di: Alessia de Falco & Matteo Princivalle


C’era una volta una ninfa bellissima, di nome Liriope. Tutte le mattine la ninfa andava a fare il bagno in un fiume, finché un giorno, Cefiso, il dio delle acque che abitava in quel fiume, si innamorò di lei e la strinse in un dolce abbraccio. Da quell’abbraccio nacque Narciso. Liriope, che voleva proteggere Narciso, andò a consultare il famoso indovino Tiresia, che in passato aveva dato i suoi consigli a tanti grandi eroi e perfino alle divinità. “Non devi preoccuparti per il tuo figlioletto” disse Tiresia alla madre “fintanto che non conoscerà se stesso, rimarrà un giovinetto meraviglioso e godrà di ottima salute”.

E infatti, Narciso crebbe forte e bellissimo, al punto di avere una schiera di corteggiatrici. Ma al ragazzo non interessavano le ragazze: trascorreva le sue giornate a cacciare e a cavalcare nei boschi. Un giorno, mentre il ragazzo camminava nel bosco con l’arco in spalla, lo vide Eco, una ninfa della montagna. Eco si innamorò del giovane e uscì dal suo nascondiglio per dichiararglielo. Narciso, tuttavia, la respinse in malo modo: era troppo bello per perdere tempo con una ninfa.


Da quel giorno Eco, affranta, continuò a seguire Narciso ovunque andasse: si accontentava di guardarlo. La ninfa, però, fu consumata dal suo amore e dal dolore per essere stata rifiutata; il suo corpo diventò trasparente e la poveretta si rinchiuse in una caverna nel cuore della montagna, cantando per Narciso. Narciso, che pure udiva il canto della ninfa, non le prestò attenzione e nemmeno una volta andò alla caverna a trovarla. Così, Eco svanì: di lei rimasero solo un pugno di ossa e la voce. La voce di Eco è ancora lì e risponde a chi attraversa le montagne, nella speranza che un giorno anche Narciso le risponda. Col passare del tempo, però, si è fatta sempre più debole e oggi riesce a ripetere solo le ultime sillabe delle parole dei viandanti.

Narciso, invece, continuò la sua vita. Gli dei, però, dopo aver assistito a tanto egoismo e a tanta indifferenza, decisero di punirlo. Un giorno, narciso stava inseguendo una cerva quando vide, tra la vegetazione, un laghetto cristallino. Il giovane smontò dal cavallo e raggiunse la riva, per rinfrescarsi. Lì vide il suo viso, riflesso dall’acqua: era tanto bello che Narciso si innamorò della sua immagine riflessa. Da quel momento, si recò ogni mattina a far visita a se stesso nello stagno, convinto di vedere una qualche divinità delle acque: la fissava per ore, immobile, finché un giorno si allungò sull’acqua per accarezzare quel viso e perse l’equilibrio, cadendo in acqua. Lo stagno si richiuse sopra di lui e Narciso non emerse mai più. Sulla riva, invece, spuntò un bel fiore giallo, dal profumo intenso, che in ricordo di quel giovinetto altezzoso prese il nome di Narciso.


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