• Laura

Il movimento a stormo - Smartwork



Nonostante le attività in presenza siano di nuovo ferme, come alberi solitari continuiamo a cercare radici da incontrare, perché anche noi, come le piante, abbiamo bisogno di una rete di relazioni per crescere, per muoverci, per scambiare informazioni, per fare esperienza insieme.

Ecco dunque qualche proposta che riprende alcune tappe del laboratorio sul Movimento a stormo previsto per oggi, che abbiamo avuto modo di svolgere lo scorso mese con un bel gruppo di persone di età diverse. Il titolo stesso prevede la presenza di un gruppo e per questo consigliamo di fare questa esperienza con qualcuno.


IMMAGINARE: Poiché le piante non si muovono, quando entriamo in una zona verde come quella di un parco, spesso non ci rendiamo conto di muoverci in uno spazio abitato da altri esseri viventi. Allora facciamo un gioco. Proviamo, attraverso l'immaginazione, a sostituire ogni pianta con una persona o un animale, che osserva immobile il nostro passaggio. Che effetto fa? Cosa avete immaginato? Come vi siete sentiti? Prendetevi qualche minuto per raccontare agli altri la vostra esperienza.

OSSERVARE: Quando ci muoviamo in gruppo, siamo abituati a pensare di doverci sempre mettere d'accordo attraverso l'uso della parola. Proviamo allora a muoverci in silenzio, semplicemente portando l'attenzione a ciò che ci circonda. Osserviamo attentamente lo spazio, quello che occupiamo con il nostro corpo e quello intorno a noi. Proviamo a camminare con gli occhi ben aperti sulle altre presenze, quelle immobili degli alberi e quelle in movimento delle persone, spostandoci rimanendo il più possibile equidistante dagli altri. Possiamo connetterci anche attraverso i ritmi che ci circondano. Per esempio muovendoci come un ramo che ondeggia nel vento, o come un uccello che si sposta velocemente da un ramo all'altro e fa una pausa prima di ripartire.

SENTIRE: Le piante non hanno occhi che osservano, orecchie che ascoltano, mani che toccano ma distribuiscono su tutto il corpo tutte le loro funzioni. Anche noi abbiamo un organo di senso diffuso, che ancora nell'utero materno, ci ha permesso di percepire il nostro spazio-ambiente circostante: il nostro corpo-pelle. Facciamoci aiutare dai nostri amici alberi a ritrovare un po' di quella antica sensibilità, chiudendo gli occhi e appoggiando le mani sulla corteccia, per sentirne la presenza. Cosa arriva? Provate ora a estendere il contatto, appoggiando al tronco diverse parti del corpo. Cambia qualcosa?

GIOCARE: Scegliete una zona con alberi abbastanza vicini tra loro e collegateli a diverse altezze con fili di lana colorati, spago o nastri, che avrete portato da casa. Sbizzarritevi a inventare percorsi tra i fili muovendovi a velocità diverse, provando a non toccare i fili, né gli alberi e rimanendo sempre equidistanti dagli altri. Fate tesoro delle precedenti esperienze.

CONDIVIDERE: Al termine dell'esperienza è sempre bello raccontare i propri pensieri e i propri vissuti, cosa ci è piaciuto di più, cosa abbiamo trovato difficile. Lo scambio di informazioni è utile per non dare mai niente per scontato, per scoprire che possiamo imparare sempre qualcosa di nuovo da tutti e che ogni esperienza è personale.


Buon divertimento!

noi di Parcobello

a cura di Serena Fantini - danzaterapeuta e nostra socia fondatrice




9 visualizzazioni0 commenti

Post recenti

Mostra tutti