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  • Laura

Emma Sempreverde Cap.4-5-6







Quarto capitolo

Il giorno dopo era sabato. Giorno in cui normalmente l'andirivieni tra gli appartamenti di Emma e Muschio sembrava quasi una staffetta. “Quanto movimento!” disse la nonna di Emma ridendo in cucina. Era venuta dopo il suo solito giro al mercato a prendere un té con la mamma. “Mi fate girare la testa! Sembrate delle api operaie sempre indaffarate.” “Magari fossimo capaci di fare il miele” disse Muschio, assaggiando uno fetta di crostata appena sfornata. “Così ci sarebbero sempre delle provviste pronte da mangiare! E quando avrei bisogno di energia, troverei sempre qualche cosa per riempire il buco nella pancia,” rispose Muschio strizzando l'occhio a Semino.

La nonna era presa a rammendare mentre Emma, Muschio e Semino godevano il momento con lei in cucina. Era una nonna piccolina, ma grandissima. Minuta e precisa, ma con un sorriso così grande che riempiva la stanza. La borsa di Emma era stata strappata il giorno prima, così, con un bel pezzo di stoffa robusta, color verde bosco, la nonna aveva creato una toppa a forma di foglia che ora cuciva sulla borsa con tanti piccolissimi punti precisi. Aveva anche cucito tutte le piccole venature sulla foglia. “Nonna, ma sembra una foglia vera e propria!” esclamò con gioia Emma. “La mia borsa speciale ora lo è ancora di più.”

La borsa di Emma era stata cucita dalla nonna qualche anno prima per un compleanno. Dentro e fuori aveva tantissime taschine colorate di tutte le dimensioni. Alcune erano segrete dove si potevano nascondere cose più preziose. Alcune con cerniere, altre con bottoni di tutte le forme. Grazie alla borsa, il piccolo mondo di Emma viaggiava sempre con lei a tracolla. In seconda elementare le aveva pure dato un nome. Belinda! Così erano diventate inseparabili. Emma e Belinda. Giorno e notte, compagne di avventura ed amiche fedeli.

L'altro amico fedelissimo di Emma era naturalmente Muschio. Entrambi avevano sempre vissuto nel condominio in Via del Pettirosso. Muschio – di nome Michele - fin da piccino si era legato a Emma come una cozza. Da quando poteva camminare era diventato la sua ombra ed Emma si era affezionato a lui come se fosse un fratellino. Aveva deciso di regalargli il nome Muschio grazie una gita fuori città con la classe in prima. Avevano esplorato una bellissima cascina in primavera ed Emma aveva notato un muretto ricoperto da un bellissimo muschio verde smeraldo. Il muro ed il muschio stavano sempre insieme, proprio come lei ed il suo piccolo amico, morbido e simpatico. Ormai nessuno si ricordava più quale fosse il suo vero nome!

Finita poi la merenda e rammendata la borsa i due compagni erano pronti per iniziare il loro pomeriggio. Qualche timido raggio di sole invernale li invitava al parco. Anche la nonna, la mamma e Semino, addormentato, decisero di venire a prendere una boccata d'aria.

Più tardi, a gambe incrociate su una panchina, si misero a guardare il cielo invernale. Era così bianco sembrava che fosse una nuvola unica che avvolgeva la città. “Pensa se non ci fosse stata la crostata della nonna a sfamarti oggi” disse ridendo Emma. “Beh, le nonne sono molto brave a capire se hai bisogno di qualche cosa, no Emma?” “Già. Noi siamo fortunati. Ma guarda un po' quest'albero vicino a noi. Spoglio. Solo. Senza un uccellino a tenergli compagnia. E a lui chi ci pensa? Non vedi che i rami vengono verso di noi? Sembra che voglia essere abbracciato! E all'improvviso Emma corse ad abbracciare l'albero come se fosse un amico che non vedeva più da tantissimo tempo. Muschio rimase a bocca aperta e non disse una sola parola. Ma nonostante il freddo, si sentiva il petto pieno di calore.

“Ho paura che quest'albero, perché un po' più lontano dagli altri in quest'angolo ombreggiato, senta la solitudine. Scommetto che persino il sole fa fatica ad arrivare qui Muschio. Che dici, ce ne occupiamo noi?” “Grande idea!” concordò Muschio. “Ma se quest'albero sarà un nostro amico, gli dobbiamo pure dare un bel nome, no? Così come tu hai fatto con me Emma. Che ne dici di Tappo?” “Perché proprio Tappo?” chiese Emma, perplessa. “Ovvio, perché si vede che è un po' più piccolo degli altri qui al parchetto. Secondo me è il piccolo di questa famiglia di alberi Emma.” “Hai proprio ragione Muschio. Qui gli alberi magari sono un po' una famiglia...” e con una faccia un po' seria Emma si mise a parlare col loro nuovo albero-amico. “Ma allora dovrai pure avere un cognome. Ce lo dici Tappo?”

Muschio rimase di nuovo fermo a guardare Emma. Ma la sua amica stava veramente parlando con un albero? Un'insolita raffica di vento passò fra i rami di Tappo. Scese pian piano dal ramo più in alto quella che doveva essere stata la sua ultima foglia. Cadde dolcemente sulla borsa di Emma, esattamente dove c'era la nuova toppa a forma di foglia...

Muschio corse da Emma, “Ci ha risposto Emma, così con la foglia ci ha parlato! Possiamo parlare con gli alberi!” “E posso anche dirvi qual è il cognome di quest'albero, grazie alla foglia che vi ha regalato” disse la nonna che si era appena avvicinata. “Le foglie ci indicano i nomi degli alberi e anche a quale famiglia appartengono, e il vostro albero è un Bagolaro.” “Dunque, il nostro amico si chiama Tappo Balogado?” Ripetè Muschio con un po' di fatica. “No tesoro – BA-GO-LA-RO,” rispose la nonna “è un nome che viene da queste parti.” “Preferisco Tappo,” decise Muschio. “Poi proverò ad imparare anche BA-GA-LO-GA”. “Siamo felici di conoscerti,” Emma disse pensierosa a Tappo mentre Muschio gli dava una pacca sonora sul tronco. “Sappi che puoi contare su di noi, va bene?”

“E' ora di andare a casa” disse la nonna. “E' anche ora di una merenda bis?” chiese Muschio, speranzoso. “Muschio, sei proprio un pozzo senza fondo sai?” rise Emma. “Devo crescere anch'io Emma, proprio come Tappo,” rispose Muschio. “E allora merenda bis sia!” esclamò la nonna, mentre, Muschio ed Emma corsero verso il cancello del parco, con la foglia ancora attaccata alla borsa...




Quinto capitolo

La domenica la nonna saliva sempre per la prima colazione e, se erano fortunati, arrivava in dolce compagnia di una sua soffice Torta-Nuvola. Così la chiamava Emma.

Proprio quella mattina, appena sveglia e stiracchiata, lo sguardo di Emma era caduto sulla borsa-Belinda. La foglia secca di Tappo era sempre saldamente attaccata, quasi incollata. Come se avesse trovato un posticino comodo dove stava bene e voleva rimanere. “Beh, vorrà dire che ora anche tu fai parte della famiglia!” sorrise Emma.

Guardandola poi da vicino si vedeva che una parte della foglia era quasi trasparente, fatta da un complicato disegno che assomigliava ad una mappa. Le ricordava i fiocchi di neve di carta che avevano preparato a scuola per una recita. Avevano imparato che ogni singolo fiocco era completamente diverso dall'altro e pieno di dettagli unici. Anche la sua particolare foglia pareva una cosa unica e bella. Emma si rallegrò che avesse scelto di rimanere con lei e Belinda.

Finita la colazione, il cielo era carico di un vento che spostava nuvole grigie appesantite di pioggia. Ma, come diceva la nonna, “mica ci viene la ruggine per qualche goccia d'acqua!” e di conseguenza Emma e Muschio avevano attraversato la piazza per andare al parchetto. “Eccoti Muschio, riempiti il tuo solito buco nella pancia,” disse Emma, tirando fuori da borsa-Belinda una fetta di Torta-Nuvola avvolta in un fazzoletto. “Sei la migliore!” disse Muschio, al settimo cielo.

Durante la settimana appena trascorsa, giorno per giorno la nuova amicizia fra Emma, Muschio e Tappo si era rafforzata. Tornando da scuola i due amici facevano sempre “una tappa da Tappo” per salutarlo, dargli un abbraccio e raccontargli la loro giornata. La merenda era magicamente sempre offerta da borsa-Belinda.

Capitava però di trovare vecchi giornali o bottigliette di plastica per terra vicino al tronco di Tappo. Con l'aiuto di un fazzolettino di carta - pescato fuori dalla tasca “pronto soccorso” di borsa-Belinda - i due amici pazientemente tiravano su e buttavano via tutto. “Certo che buttare la spazzatura ai piedi di qualcuno non è affatto bello,” disse Muschio con la bocca briciolosa. ”Possibile che le persone che vengono fino al parco non riescono ad allungare le braccia fino ad un cestino?” aggiunse notando un bricco di succo abbandonato vicino a Tappo. “Hai ragione Muschio, dobbiamo fare qualche cosa... facciamo una locandina dove ricordiamo a tutti che il parco è la casa speciale per il verde? Sono sicura che non buttano la spazzatura sul tappeto a casa loro, allora anche qui non devono buttarla sul tappeto erboso!”

E fecero proprio così. Subito Emma tirò fuori da borsa-Belinda tutto il necessario per fare la locandina. “Questo parco è la casa delle piante. Per favore non lasciate la vostra spazzatura sul loro zerbino di casa.” Era un messaggio gentile, ma chiaro. C'era anche un simpatico disegno a colori con una freccia che indicava dove si trovava il cestino più vicino. Grazie ad un pezzo di spago – dove l'avranno trovato mai?! – la legarono con delicatezza al piccolo tronco di Tappo. Era in bella vista. Ora bisognava stare a vedere...

I rami nudi degli alberi sembravano estendersi sempre di più per bucare le nuvole e fare scendere la pioggia. Soddisfatti del loro lavoro e con le prime gocce che arrivarono timidamente, Emma e Muschio si avviarono verso casa.

“E' bello aiutare gli amici vero Emma?” disse Muschio saltellando. “Certamente. Poi sai, bisogna aiutare chi non può fare da solo. Un po' come noi facciamo per Semino. E' piccolo e non può camminare, lavarsi, mangiare da solo. Oppure la nonna se ha le cose pesanti da portare. Tappo non può muoversi per buttare via la spazzatura! Non può andare dagli altri alberi se vuole un abbraccio. E' immobile. E' solo. Dunque ci dobbiamo pensare noi!” affermò Emma. “Beh, che sia così solo non credo sai,” rispose Muschio, “guarda chi è venuto a trovarlo!” E girandosi indietro Emma vide che un pettirosso si era posato comodamente su un ramo. Grazie al suo petto rosso brillante sembrava quasi un addobbo di Natale. Emma aveva quasi l'impressione che Tappo fosse contento della visita.

“In effetti...” sussurrò una Emma sognante. Era partita per un bellissimo viaggio nella sua testa...Improvvisamente vedeva Tappo come un allegro punto di ritrovo, ristoro e rifugio, circondato da amici e vicini di casa. C'erano scoiattoli, nidi di pulcini, funghi...Tappo non era solo! Piuttosto faceva parte di una famiglia speciale fatta di alberi, ma non solo. Lui era in grado di aiutare e stare vicino agli altri. Dava una casa, un posto da dove spiccare il primo volo, un nascondiglio, offriva ombra e frescura d'estate magari anche cibo. Tutto questo stando fermo. Dunque, anche se Tappo poteva solamente ondeggiare un saluto grazie al vento, questo non significava che non facesse niente!

“Ma certo! Il parco per Tappo è un villaggio!” esclamò Emma, rispondendo a Muschio che aveva pazientemente atteso che la sua amica “tornasse” dal suo sogno verde. Ora Emma aveva capito che Tappo non era affatto solo come credeva. Emma era davvero sollevata a immaginare Tappo come parte di una piccola comunità dentro il parchetto. E sicuramente c'era dell'altro da investigare. Ma sarebbe stato per la prossima merenda – doppia per Muschio - al parco...



Sesto Capitolo

Tutti i giorni, anche se il fiato si vedeva sospeso nell'aria per il gran freddo, Emma e Muschio si recavano al parchetto – che avevano deciso di chiamare Parco Verde - per controllare se Tappo avesse ancora della spazzatura intorno al suo tronco. Il “Tempo per Tappo” era diventato un appuntamento quotidiano. Tranquilli, vicini al loro amico-albero avevano stabilito che fosse il posto ideale dove darsi appuntamento per qualsiasi cosa. Purtroppo però, non c'era un solo giorno in cui non ci fosse una lattina, un bicchiere di carta o dell'altro a “decorare” il tappeto erboso ai piedi – scusate – radici di povero Tappo. Per gli altri, il loro “quartiere generale” era un solo cestino a cielo aperto.

Sconsolati, un raro pomeriggio di sole “amichevole”, si erano seduti insieme a Tappo per fare una piccola riunione straordinaria. E poi, dato che viveva appollaiato su un ramo di Tappo, e dunque ufficialmente di casa, anche il loro nuovo amico pettirosso, detto Peetee dai ragazzi, era stato invitato alla riunione. La loro squadra si ingrandiva sempre di più.

“Hai visto che la nostra locandina non c'è neanche più?” disse Muschio con voce irritata mentre toglieva lo spago dal tronco di Tappo per poi buttarlo nel cestino. “Lo so,” rispose Emma con una voce così piccola che non sembrava nemmeno la sua. “Senti Muschio, scusami ma oggi non me la sento più di fare questa riunione d'emergenza. Vedi, nonostante i nostri sforzi, le persone buttano la spazzatura in giro per tutto Parco Verde. Non ci ascoltano,” disse Emma con una voce sempre più piccola. “Tu, torna pure a casa. So che la nonna porterà una crostata di lamponi oggi per merenda. Poi ti raggiungo...”

Sentendo la parola magica, “crostata” Muschio era già saltato in piedi con gli occhi che sorridevano. Ma poi vedendo la sua amica triste e svogliata, stranamente perse l'appetito. “Emma, vieni con me! Una soluzione la possiamo trovare, tutti insieme. Le idee nuove non si possono vedere con gli occhi abbassati,” disse Muschio con tono incoraggiante. “Facciamo così, io comincio ad andare, ma pian piano, così fai in tempo a raggiungermi. Ti aspetterò tutto il tempo che vuoi davanti al portone. Senza di te NON salgo!” Muschio disse con fermezza. “D'accordo Muschio. Arrivo. Intanto tu comincia ad andare a passo lento.”

Rimasta da sola con Tappo e Peetee, Emma fece un sospiro così profondo si sentì il petto stringersi e le palpebre che tremarono. Una sola lacrima cadde sull'erba. Sembrava rugiada in pieno giorno, e per un istante brillava come un diamante minuscolo. Emma rimase ipnotizzata dalla sua bellezza.

All'improvviso, una ad una apparvero altre gocce che partivano dalla sua singola lacrima fino a raggiungere Tappo. Sembrava una scia di gemme scintillanti. Si accese poi una luce molto dolce e soffusa, come quella delle lucciole, che partiva dalla base del tronco di Tappo e sembrava scendere sottoterra. Improvvisamente, Emma non vedeva più l'erba ma capiva che era seduta su una specie di rete fatta di fili di luce che partendo da Tappo si spandeva fino ad arrivare anche agli altri alberi. Le ricordavano le dita di Semino quando cercavano la mano della mamma. Questi delicati fili di luce si moltiplicarono fino ad essere così tanti da sembrare un gigantesco tappeto di luce con fili sottili che arrivavano da ogni albero e pianta e si toccavano, si intersecavano.

Le radici degli alberi si erano illuminate. Emma rimase a bocca aperta con gli occhi che guardavano ogni dove. Pareva un sogno mai sognato prima.

Un vento che sembrava una coccola le passò fra i cappelli e le pareva di sentire una voce amica. “Emma, sono io. Siamo noi. Come vedi, noi alberi siamo veramente alberi-amici. Le nostri radici si cercano e si uniscono. Ci parliamo, ci aiutiamo, scherziamo e non siamo mai soli.” Emma capì subito che quella voce calda che sembrava sospesa nell'aria era di Tappo. Il vento faceva sembrare che i suoi rami la volessero accarezzare. Ma com'era possibile?!

“Tu sei entrata a fare parte della nostra comunità grazie all'affetto e l'interesse che ci hai mostrato in ogni cosa. Noi non ti abbiamo mai chiesto nulla, ma tu ci hai già dato tanto. Hai attirato la nostra attenzione per quello che sei. Vogliamo aiutarti,” disse Tappo dolcemente.

“Ora ti voglio spiegare una cosa importante. Noi alberi attiriamo amici che ci aiutano - come te, Peetee e Muschio - e sappiamo anche respingere nemici - come i bruchi birbanti che ci mangiano le foglie - grazie alle nostre amicizie con altri alberi, piante, animali ed uccelli. Grazie al tuo modo di essere così simpatica ed intelligente puoi trovare una soluzione per la spazzatura qui nel parco che durerà nel tempo,” disse Tappo affettuosamente.

“Vedi Emma,” continuò Tappo, “non devi costringere le persone ad aiutarti a tenere il parco pulito, ma solo convincerle, così poi lo faranno volentieri e da soli. Noi facciamo così Emma. Convinciamo, non costringiamo i nostri amici e vicini ad aiutarci a risolvere un nostro problema. Provaci anche tu. E ricordati, noi siamo qui da sempre Emma, e siamo anche sempre qui con te.”

Il vento si quietò. La luce si affievolì. Poi Emma sentì il tocco di una mano piccola sulla spalla e improvvisamente era tutto come prima. Tappo, l'erba, Peetee seduto sul ramo.

Ma ora c'era anche Muschio, il suo piccolo-grande amico. “Ho pensato che per la nostra riunione di emergenza serviva anche la merenda d'emergenza,” disse Muschio con un sorriso affettuoso svelando due bei panini avvolti in un tovagliolo. “Dai, facciamo la nostra riunione?!”

Ora Emma si sentiva pronta per la riunione, e come! Non c'era tempo da perdere. Tappo le aveva dato un'idea grandiosa. “Come guardiani di Parco Verde, abbiamo il dovere e l'onore di tenerlo pulito e protetto,” annunciò con convinzione Emma a braccia conserte. “Dobbiamo avere una strategia, un piano perfetto!” continuò sempre più energica e determinata. “E le idee migliori vengono sempre con la pancia piena!” esclamò Muschio godendosi la fetta di crostata.

Mentre Muschio faceva il suo pic-nic improvvisato – gli era “arrivato” anche un succo di mela prelevato da borsa-Belinda - Emma era già alle prese con una serie di schizzi con matite colorate. “Mi dici la tua idea?” disse Muschio, ora decisamente pronto ad essere operativo dopo i viveri consumati. “E' molto semplice,” rispose Emma con aria decisa. “Ascoltami bene e prendi anche cartoncino e forbici da Belinda. Lei avrà già tutto! Vedi, l'idea, veramente non è mia, ma di Tappo...” e così i nostri due amici-guardiani, parlando molto piano per non farsi sentire dagli altri lì vicino, misero a punto un piano geniale per far sì che la spazzatura a Parco Verde non si sarebbe più vista.



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