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Città e natura: dall'evoluzione competitiva all'evoluzione collaborativa.



Chi ha frequentato il Politecnico o qualsiasi scuola di architettura e urbanistica, sa che, nel corso degli studi di urbanistica, architettura sociale o sociologia, si incrociano spesso figure del tardo ‘800 e del primo ‘900 come quella di Ebenezer Howard, l’inventore delle “città giardino”, e quella di Patrick Geddes, biologo, urbanista, geniale analista delle dinamiche urbane e sociali. Questi personaggi erano e ancora sono visti in modo critico dal mondo accademico, anche con un po’ di paternalismo; si insegna che i motivi per i quali l'utopia delle città giardino è fallita era l’eccessiva distanza dal reale contesto sociale, dal progresso industriale e dalle dinamiche dell’inurbamento. Si contestava che la città fosse un mega organismo biologico, come sosteneva Geddes, dotato di flussi sanguigni, un cuore pulsante, una richiesta energetica, ma sia invece un territorio pianificabile in modo meccanicista con riga e compasso e un buon excel. In qualche modo l'illuminismo positivista antropo-centrista si è sbarazzato del romanticismo figurato e dell’evoluzionismo “collaborativo” in un colpo solo, come di un illusione infantile.

Oggi siamo davanti a un ripensamento: gli studi più recenti dimostrano che le città sono in effetti macro-organismi che evolvono anche in modo imprevedibile rispetto alla pianificazione, hanno un’impronta ecologica, sono organismi energivori, e stanno andando incontro al più grave impatto ecologico ed economico perché il loro sviluppo sta generando il riscaldamento globale che le sta mettendo in crisi nel giro di pochissimi anni.

"La pianta del mondo” (GLF Laterza, 2020), l'ultimo lavoro di Stefano Mancuso, riassume in pochi tratti e con citazioni mirate quanto avessero ragione invece Geddes e i suoi contemporanei visionari più di un secolo fa, e di quanto le nostre città debbano essere luoghi tutt’altro che asettici e contrapposti alla vita organica e naturale, ma compenetrati dalla natura.

Parcobello è un seme, deve diventare il seme di una città nuova e compenetrata dal mondo naturale.

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